lunedì, gennaio 13, 2014

Stop the Pounding Heart

Stop the Pounding Heart
di Roberto Minervini
con Sara Carlson,  Colby Trichell
Italia, 2013
genere, drammatico
durata, 98'
 
Essere nello spazio e nel tempo, discenderne in modo tale da risultare una sua propagazione. "Stop the Pounding Heart" di Roberto Minervini non potrebbe esistere senza questa condizione. Tutto nel suo cinema sembra risalire a tale incipit. Il viaggio in America all'inseguimento di un sogno, l'immersione in un paesaggio straniero, dissolvenze esistenziali che si accompagnano ad esigenze materiali. Perché Roberto Minervini non porta sullo schermo il racconto di una vita ma la vita stessa, in un tripudio di immagini che sembrano pagine sparse di un taccuino di viaggio. In questo modo la tipologia stessa del racconto si sviluppa con una consequenzialità non decifrabile, affidata alla volubilità dell'animo umano ed ai sentimenti che lo attraversano. Una famiglia di allevatori impegnati nelle faccende quotidiane, l'obbedienza di una  figlia messa alla prova dalle tentazioni mondane, la parola di Dio chiamata a salvare il paradiso perduto. Concentrazioni di senso che Minervini riproduce con una mdp mimetica, che ha la pazienza di aspettare l'attimo propizio, e di andarsi a cercare le occasioni pedinando i personaggi, ascoltandone gli sguardi. Se la progressione dell'intreccio e' impalpabile, per la proposizione di avvenimenti ciclici e ripetitivi, a cambiare con scatti impercettibili e' l'attitudine alla vita di una giovinezza spesa nell'alveo delle consuetudini familiari, e poi sconvolta da un incontro non previsto. Capita così a Sara, figlia maggiore della famiglia Carlson, turbata dalla conoscenza del coetano Colby, allevatore di tori che si mette alla prova gareggiando nei rodei della regione. Ammaestrata dalla parole delle Bibbia e dai precetti della madre che giornalmente si dedica all’istruzione morale della sua prole, la giovane si troverà di fronte al dilemma tra ragione e sentimento.


Sospeso tra  cielo e terra “Stop the Pounding Heart” riesce ad essere un film tradizionale ed allo stesso tempo all’avanguardia, grazie ad un dispositivo che da una parte mette a confronto uno dei temi trainanti di tanto cinema classico, e cioè il contrasto tra legge e desiderio, espresso dal sentimento della protagonista che ad un certo punto entra in collisione con i precetti del catechismo religioso. Dall’altra lo traduce con un approccio cinematografico che prende in prestito le regole del cinema del reale - e quindi attori sociali, assenza di una copione precostituito, riprese effettuate riducendo al massimo l’impatto dello strumento cinematografico- per dare vita ad un'opera prosastica e allo stesso tempo lirica , con sequenze come quella del confronto confessione di Sarà con la propria madre che si spingono fino all’interno di un intimità claustrale e privata, alternate ad altre puramente testimoniali, che hanno il loro climax nel parto filiale, ripreso in diretta, e restituito senza esclusione di particolari. L’impatto è forte, quasi ostico nella mancanza di appigli narrativi che possano facilitare la confidenza con i personaggi, e nella  trama, che esiste quasi esclusivamente attraverso gli stati dell'anima delle persone che incrociamo sullo schermo.


Poi però qualcosa accade, ed è fatto di gesti e di parole che trovano progressivamente coerenza nell’assoluta purezza delle immagini, tese a riprodurre lo stupore edenico di un mondo improvvisamente orfano dell’antica completezza. Debitore del “Post Tenebras Lux”, ampiamente citato nella scena d’apertura che riprende con minore drammaticità quella che dava inizio al film del regista messicano (peraltro ringraziato nei titoli di coda) “Stop The Pounding Heart” rincorre un cinema etico alla maniera di Terence Malick nel peso (emotivo) affidato ad immagini che si aprono e si richiudono all'universo circostante; ma anche sul piano di una riflessione esistenziale consapevole di una sofferenza che sfugge la logica delle cose, e non risparmia i giusti. Come ricordavano le parole rivolte dal narratore onnisciente al corpo senza vita del soldato giapponese ne “La sottile linea rossa”, qui replicate nel senso del messaggio che la madre indirizza alla figlia, obbediente ma non per questo destinata ad una vita meno angosciante. E poi, ad evitare il rischio di un eccessiva rarefazione, la presenza di passaggi piuttosto consistenti dedicati ai riti comunitari (il tiro a segno, la produzione del formaggio e la sua vendita, la vigilia del rodeo con le sue pratiche propiziatorie), riprodotti con un taglio etnografico che serve a rendere il senso di una condivisione che precede il cinema, e che appartiene all'esperienza del regista, vissuto per più di anno all'interno di quello stesso consesso cittadino diventato successivamente parte integrante della sua opera. "Stop the Pounding Heart" lascia senza fiato, ma quando si torna a respirare l'aria diventa più salubre.
(icinemaniaci.blogspot.com)

Nessun commento: